La nuova Riforma del condominio approvata lo scorso dicembre, porta molte interessanti novità alla materia condominiale, valorizzando ad esempio la figura dell'amministratore che d'ora in avanti dovrà essere qualificato per poter amministrare. Inoltre liberalizza la presenza in condominio dei piccoli amici, gli animali domestici, che
fanno compagnia a tanti di noi: il regolamento condominiale infatti d'ora in poi non potrà «vietare di possedere o detenere animali domestici». Era una norma molto attesa, c’erano state parecchie polemiche, ma alla fine è stata approvata secondo le intenzioni originarie.
La previsione è stata inserita in ragione del principio di non poter limitare al residente la possibilità di disporre della propria abitazione come meglio crede opportuno.
Per quanto concerne, invece, gli spazi comuni, il provvedimento naturalmente consente la presenza degli animali in cortili e spazi comuni, purché i rispettivi padroni non mettano a repentaglio la libertà degli altri condòmini.
A tentare di indurre il Parlamento a rivedere la disposizione c'erano state diverse polemiche sulla terminologia di “animale domestico” dato che con tale dicitura sono identificabili alcune specie che poco hanno a che vedere con il senso comune di amico “a quattro zampe”.
Ciò non è però bastato a riscrivere la nuova parte dell’articolo 1138 del Codice civile,
che, appunto, sancisce l’impossibilità di apporre limitazioni, nei
regolamenti condominiali, alla possibilità di accogliere animali
all’interno della proprietà. Ma che tipo di animali intendiamo con "domestici"?
Sono certamente “domestici” il cane ed il gatto, ma lo sono anche l’asino, il maiale e la capra ... e cosa facciamo se possediamo un furetto o un canarino????
A queste domande, per il momento, la nuova norma non ha dato risposta ma si spera che buon senso e praticità possano trionfare. In ogni caso un passo avanti è stato fatto: chi ama gli animali e desidera condividere con loro il proprio appartamento ora lo può fare più liberamente!
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lunedì 14 gennaio 2013
martedì 25 settembre 2012
Dicono che siamo in un periodo di crisi...
Dicono che siamo in un periodo di
crisi.. In effetti le pagine economiche dei giornali assomigliano ad un
bollettino di guerra per i lavoratori ed i telegiornali sono diventati un
programma da bollino rosso.
La crisi però non esiste: almeno non nel senso che pare doversi intendere leggendo le note di agenzia. Non credo in effetti alle crisi di domanda: in nessun caso l'economia si ferma e la gente smette di acquistare beni o servizi, nemmeno quando le disponibilità economiche sono limitate.
Forse una crisi di domanda può esistere per pochi giorni, di fronte ad eventi drammatici ed eccezionali, ma anche nel caso di devastazioni dovute ad eventi naturali, la necessaria opera di ricostruzione non consente all'economia di fermarsi.
Al di là degli aspetti strumentali, dovuti alla stretta creditizia operata dagli istituti di credito che male hanno gestito gli strumenti di investimento diciamo così "moderni", la vera crisi è dovuta, secondo me, ad un ciclo di trasformazione dell'economia che si riflette sulle esigenze del mercato e quindi sulla spesa di ognuno di noi.
Avete fatto caso che esistono aziende in grave crisi ed altre che lanciano nuovi prodotti? Che ne dite di aziende come Apple che crea nuovi segmenti di mercato dal nulla, propone prodotti performanti ma ad alto costo e malgrado questo la gente fa la fila davanti ai negozi in piena epoca di crisi mondiale?
Di esempi come questi se ne trovano molti, meno eclatanti magari, ma proprio per questo diffusi nel tessuto economico anche nel nostro Paese. Volete un esempio? Quanti posti di lavoro si sono creati con il conto energia e lo sfruttamento dell'energia solare fotovoltaica? Sono convinto che sapete già la risposta o almeno la immaginate.
Allora, se la crisi è di trasformazione dell'economia, come fare ad essere protagonisti di questo cambiamento? Lo strumento è uno solo: la formazione.
Prepararsi al cambiamento, acquisire nuove competenze, provare, in occasione di un corso anche breve, nuove strade per la propria attività lavorativa, è diventato fondamentale.
Le aziende, almeno alcune tra esse, lo hanno capito e talvolta provvedono, sfruttando strumenti di incentivazione di vario genere, ad attrezzarsi. Ma siete proprio sicuri che questo basti? Essere un passo avanti e distinguersi nel mercato del lavoro può voler dire fare delle autonome scelte di formazione.
La sfida di predisporre strumenti di questo tipo a costi sostenibili per ognuno è difficile, ma è la missione di Studio Storebelt.
Post a cura di Antonio Romano
La crisi però non esiste: almeno non nel senso che pare doversi intendere leggendo le note di agenzia. Non credo in effetti alle crisi di domanda: in nessun caso l'economia si ferma e la gente smette di acquistare beni o servizi, nemmeno quando le disponibilità economiche sono limitate.
Forse una crisi di domanda può esistere per pochi giorni, di fronte ad eventi drammatici ed eccezionali, ma anche nel caso di devastazioni dovute ad eventi naturali, la necessaria opera di ricostruzione non consente all'economia di fermarsi.
Al di là degli aspetti strumentali, dovuti alla stretta creditizia operata dagli istituti di credito che male hanno gestito gli strumenti di investimento diciamo così "moderni", la vera crisi è dovuta, secondo me, ad un ciclo di trasformazione dell'economia che si riflette sulle esigenze del mercato e quindi sulla spesa di ognuno di noi.
Avete fatto caso che esistono aziende in grave crisi ed altre che lanciano nuovi prodotti? Che ne dite di aziende come Apple che crea nuovi segmenti di mercato dal nulla, propone prodotti performanti ma ad alto costo e malgrado questo la gente fa la fila davanti ai negozi in piena epoca di crisi mondiale?
Di esempi come questi se ne trovano molti, meno eclatanti magari, ma proprio per questo diffusi nel tessuto economico anche nel nostro Paese. Volete un esempio? Quanti posti di lavoro si sono creati con il conto energia e lo sfruttamento dell'energia solare fotovoltaica? Sono convinto che sapete già la risposta o almeno la immaginate.
Allora, se la crisi è di trasformazione dell'economia, come fare ad essere protagonisti di questo cambiamento? Lo strumento è uno solo: la formazione.
Prepararsi al cambiamento, acquisire nuove competenze, provare, in occasione di un corso anche breve, nuove strade per la propria attività lavorativa, è diventato fondamentale.
Le aziende, almeno alcune tra esse, lo hanno capito e talvolta provvedono, sfruttando strumenti di incentivazione di vario genere, ad attrezzarsi. Ma siete proprio sicuri che questo basti? Essere un passo avanti e distinguersi nel mercato del lavoro può voler dire fare delle autonome scelte di formazione.
La sfida di predisporre strumenti di questo tipo a costi sostenibili per ognuno è difficile, ma è la missione di Studio Storebelt.
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